L’Orient Express, “slow travel” sulla macchina del tempo

Forse non tutti sanno che l’Orient Express esiste ancora. Anzi, per essere precisi ne esistono molti, ma oggi noi parliamo di quello che maggiormente ne riprende il percorso (almeno parzialmente), oltre che lo spirito: il Venice Simplon-Orient-Express.

Il fascino e il lusso del viaggio slow, assaporando il tempo, vini pregiati e piatti squisiti, da Venezia a Londra. Immergersi in un tempo antico, come su una macchina del tempo, gustando il paesaggio al ritmo dello sferragliare dei vagoni sui binari.

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Operazione Barbarossa: la più grande battaglia della storia

“Rimandatelo da sua madre! Non è una fonte ma un disinformatore!”

Con queste parole (con l’aggiunta di un apprezzamento poco “elegante” sulla madre), il 14 giugno 1941 Stalin liquidò una sua spia che lo avvisava dell’imminente attacco Nazista, una settimana prima che i tedeschi invadessero l’URSS.

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1 Morto




Bambini in quarantena: la bizzarra idea che viene dal passato

Come avviene durante i match di wrestling in TV, mi sento di scrivere: “don’t try it at home”, ovvero non provateci a casa. Tuttavia, questa bizzarra soluzione per far prendere luce e aria ai bambini che vivono in case senza balconi fu molto in voga per quasi mezzo secolo.

Nel 1884, il dottor Luther Emmett Holt scrisse un libro dal titolo “The care and feeding of children”, in cui spiegò come i bambini dovevano essere esposti all’aria aperta e al sole per purificare loro il sangue. “L’aria”, scriveva, “migliora l’appetito e la digestione, il rossore del viso e tutti i segni della salute.”

Non appena ebbe letto quel libro Eleanor Roosevelt, una neomamma, acquistò una gabbia di filo metallico, la appese fuori dalla finestra del suo appartamento di New York e la usò come parco giochi della figlia Anna, finchè un vicino preoccupato non minacciò di denunciarla alle autorità.

Passarono quasi 40 anni prima che un’azienda brevettasse l’idea di Eleanor; nel 1922 la Emma Read di Spokane, Washington, depositò il brevetto della gabbia per bambini, e questa ebbe un successo che oggi sarebbe inimmaginabile.

Tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso,queste gabbie diventarono popolari sia negli Stati Uniti che in Inghilterra, tra gli abitanti di appartamenti senza balconi. Dopo la seconda guerra mondiale la cultura cambiò e caddero progressivamente in disuso. La produzione cessò nel 1948.





La storia di Bambi, l’asino della 13° divisione

Di questa foto si legge spesso che ritragga un soldato della seconda guerra mondiale mentre trasporta il proprio asino attraverso un campo minato; l’asino sarebbe stato trasportato a spalle per impedirgli di esplodere su una mina.

Ovviamente non può essere così, anche perchè nessun campo minato verrebbe attraversato da un soldato a piedi, poichè le mine non sono (ovviamente) visibili e il soldato salterebbe in aria.

Questa foto risale, invece, alla guerra algerina, e fu scattata nel 1958; un legionario della 13° divisione straniera inglese trovò un asino che moriva di fame.

Il soldato lo riportò alla base e la bestia divenne la mascotte dei militari, con il soprannome di “Bambi”. Questa foto apparve sul Daily Mai





L’attentato a Ronald Reagan

Forse non tutti sanno (o si ricordano) del tentato omicidio di Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti, avvenuto il 30 marzo del 1981.

Questi i fatti: l’attentatore, John Hinckley Jr, si avvinò al presidente Ronald Reagan all’uscita dell’Hotel Washington Hilton ed esplose diversi colpi di pistola calibro 22, sparando con frenesia ed evidente poca lucidità. Ferì gravemente 4 persone:

  1. il presidente Ronald Reagan, che fu colpito di rimbalzo dal vetro antiproiettile della limousine. Il proiettile gli perforò un polmone e si fermò a 2 centimetri dal cuore
  2. il segretario di stato James Brady, rimasto paralizzato fino alla morte (2014)
  3. l’ufficiale di polizia Thomas Delahanty, ferito non gravemente
  4. l’agente Timothy McCarthy, dei servizi segreti, ferito non gravemente

Durante il processo si scoprì che Hinckley aveva organizzato l’attentato per farsi notare dall’attrice Jodie Foster, della quale era innamorato. Fu assolto in quanto riconosciuto incapace di intendere e volere; tuttavia, fu rinchiuso in un manicomio, dal quale è uscito nel 2016.





Perchè New York si dice “La Grande Mela”?

New York come la Val di Non?

Decisamente no. New York è una città sull’oceano che nacque come porto, come nuova terra di immigrati, spinta dall’industria navale e famosa nei secoli scorsi anche per le ostriche, ma certamente mai per i suoi meleti.

Fu nel 1909 che Edward S. Martin, in un libro dal titolo “The Wayfaver in New York”, coniò la frase “la grande mela” per riferirsi alla città come il grande frutto dell’albero dello stato di New York, intesa come “la grande capitale dello stato”.

Per il classico gioco di trasformazioni lessicali, negli anni ’20 del secolo scorso “la grande mela” era diventata sinonimo di “grossa vincita” ai cavalli all’ippodromo di New York e John J. Fitzgerald, un cronista sportivo, usò “La Grande Mela” come titolo della sua rubrica sul New York Morning Telegraph.

Nel corso degli anni (e come spesso accade alle parole) “La Grande Mela” diventò sinonimo sia di vincita che di New York, o ancor più semplicisticamente di “New York che vince”, di “New York = luogo di vincenti”.

La politica e il business hanno fatto il resto.





Terence Hill

Un vero mito del nostro (e non solo nostro) cinema: il 29 marzo 1939 nasceva a Venezia Mario Girotti, alias Terence Hill.

Il nome d’arte “finto americano” viene dagli anni sessanta, periodo in cui erano molto in voga il film western che, per essere credibili, dovevano avere l’immagine di essere girati nel vero, selvaggio west (in realtà erano girati nel deserto di Tabernas, nel sud della Spagna, da produzioni perlopiù italiane e tedesche).

Fu durante le riprese di “Dio perdona, io no!”, il primo film di una lunga e fortunatissima serie girata assieme a Bud Spencer, che i due scelsero i propri nomi d’arte; Mario Girotti scelse Terence Hill perchè suonava bene e perchè aveva le stesse iniziali, T.H., di sua madre (Thieme Hildegard), mentre Carlo pedersoli scelse Bud Spencer per due ragioni: la prima era che il suo attore americano preferito era Spencer Tracy, la seconda era che gli piaceva la birra Bud. 🙂





Il peggior disastro aereo della storia

Negli anni ’70 il Boeing 747, comunemente chiamato Jumbo, era pura fantascienza. Assieme al Concorde, rappresentava quanto di più avveniristico esistesse nel mondo dell’aeronautica.

Nel 1970, al momento della sua inaugurazione, diventò il più grande aereo passeggeri al mondo (record che avrebbe mantenuto per i successivi 37 anni); a seconda delle configurazioni poteva trasportare circa 400 passeggeri.

La caduta di un 747 era considerata, quindi, il peggior tipo di disastro aereo possibile, e fu oggetto anche di parecchia filmografia thriller (vedi Airport ’75 e Airport ’77), in cui si immaginava l’immenso dramma della potenziale caduta di un aereo con a bordo così tante persone.

Ma nessuno, con la più fervida fantasia, aveva immaginato la possibilità di un incidente che coinvolgesse non uno, ma addirittura due Jumbo contemporaneamente, e se mai qualcuno avesse scritto un simile copione, quel film sarebbe stato considerato trash, ovvero troppo poco credibile.

Eppure, accadde. Nel disastro aereo del 27 marzo del 1977, alle ore 17.06.56, due Boeing 747 collisero, ed entrambi viaggiavano a pieno carico. Morirono 583 persone; il più alto numero di vittime mai registrato in un incidente aereo.

Il dramma avvenne all’aeroporto di Los Rodeos, sull’isola di Tenerife (Canarie), eccezionalmente carico di lavoro poichè quel giorno, a causa di un attentato terroristico perpetrato nell’aeroporto della vicina Gran Canaria, furono deviati lì tutti i voli.

L’aeroporto di Los Rodeos, oggi.

Un piccolo aeroporto, dotato di una sola pista di atterraggio, non concepito per un tale volume di traffico. Una situazione che originò grandi ritardi negli atterraggi e nelle partenze.

Il volo KLM 4805, con 248 persone a bordo, si scontrò contro il volo Pan AM 1736, con 378 persone a bordo, mentre il primo decollava e l’altro rullava, entrambi sulla stessa pista. Ambedue gli aerei presero fuoco e andarono completamente distrutti.

La tempesta perfetta dell’aviazione: si parla di tempesta perfetta quando tutti i fattori negativi teoricamente possibili si materializzano contemporaneamente, e questo è esattamente ciò che accadde a Los Rodeos.

Le indagini successive al disastro accertarono che più elementi concorsero simultaneamente; in primo luogo, la chiusura del vicino aeroporto di Gran Canaria per l’attentato terroristico e la conseguente deviazione su Tenerife di tutti i voli.

Il piccolo aeroporto non era dotato di un radar di terra, che avrebbe consentito di vedere i due Jumbo nella nebbia e avrebbe probabilmente impedito lo scontro; le luci pista erano fuori uso, cosa grave in se e ancor peggiore se si considera l’alta probabilità di nebbia in quella zona, data dalla vicinanza del vulcano Teide; se le luci avessero funzionato forse il Jumbo che rullava avrebbe trovato prima la via di fuga laterale, e lo schianto non sarebbe avvenuto.

Un’immagine dei momenti immediatamente successivi allo schianto

A questi fattori oggettivi si aggiungano il sovraffollamento dell’aeroporto, la scarsa conoscenza dell’inglese da parte degli operatori della torre di controllo, comunicazioni radio disturbate, fretta, stress e, non ultima, la nebbia.

Infine, il numero delle vittime venne aggravato da un’ulteriore accanimento della sfortuna: i soccorritori, per altro avvisati in ritardo dopo lo schianto, complice la scarsa visibilità e la distanza tra i due relitti, non si accorsero per oltre 20 minuti dell’aereo Pan Am (su cui vi erano diversi superstiti) e concentrarono i loro sforzi sul solo incendio scatenato dal KLM (i cui occupanti erano tutti morti).





45 anni di Fantozzi

Il 27 marzo 1975, usciva nelle sale “Fantozzi”, primo capitolo della fortunatissima saga di e con Paolo Villaggio.

Il primo film, tratto dall’omonimo libro che aveva venduto più di un milione di copie, esordì esattamente 45 anni fa e fu un grandissimo successo, tanto da essere stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare.

L’anno successivo, 1976, il secondo tragico Fanzozzi bissò il successo del primo, così come tutti i successivi capitoli.

Il personaggio di Fantozzi è entrato talmente in profondità nell’immaginario collettivo italiano da essere oggi un termine d’uso comune per definire qualcosa di grottesco, di ridicolo, di umiliante… Di “fantoziano”, appunto.





20 anni di Vladimir Putin, il nuovo Zar.

Vladimir Vladimirovič Putin, ex militare ed ex funzionario del KGB russo, è oggi il presidente della Federazione Russa al 4° mandato raggiunto, probabilmente, in forma “diversamente democratica”.

Fu eletto per la prima volta presidente il 26 marzo 2000 e da allora è sempre stato protagonista, nel bene e nel male, in Russia e nel mondo. Considerato a lungo come l’uomo più potente del mondo, oggi occupa la seconda posizione (classifica Forbes) dietro a Xi Jinping (Presidente dal Partito Comunista Cinese) e davanti a Donald Trump (Presidente U.S.A.).